Berlino

Berlino 51 – 41 – 31. No, non sto dando i numeri da giocare ma solo i numeri progressivi dei miei viaggi delle tre volte che sono stato a Berlino.

Esattamente ogni 10 viaggi.

Per parlare di Berlino comincerei sfatando quella che è una credenza molto diffusa e precisamente che al tempo del famoso Muro questo non rinchiudeva i cittadini dell’est, cioè la parte amministrata dall’Unione Sovietica, ma ad essere “reclusi” erano quelli della parte ovest, che vivevano nella cosiddetta “Europa libera”. Il muro (ma era muro soltanto nella parte urbana, poi era filo spinato) circondava quindi la parte ovest e queste recinzioni furono messe per evitare che i cittadini residenti ad est potessero passare e “rendersi liberi”. Ma i veri reclusi erano quelli dell’ovest che ricevevano ogni rifornimento esclusivamente via aerea. E questo per 28 anni.

Anche J.F.Kennedy lo disse nel discorso da lui pronunciato il 26 giugno 1963 dove sottolineò la stoica resistenza dei berlinesi costretti a vivere in questa condizione iniziando con:  “Duemila anni fa, il più grande orgoglio era dire “civis Romanus sum”. Oggi, nel mondo libero, il più grande orgoglio è poter dire “Ich bin ein Berliner.”

Qui di seguito due link su questo evento:

lettura:  http://it.wikipedia.org/wiki/Ich_bin_ein_Berliner

ascolto: https://www.youtube.com/watch?v=56V6r2dpYH8&spfreload=10

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Nel corso dei 28 anni di esistenza del muro ci furono migliaia di tentativi di “evasione” da est verso ovest. Moltissimi di coloro che tentarono la fuga furono uccisi dalle guardie messe dal regime comunista proprio per evitare tale evenienza mentre pochi riuscirono a passare. In realtà il “Muro” non era solo un muro, appunto, ma un sistema formato da: muro alto tre metri preceduto da uno strato di sabbia battuta affinché chi si fosse avvicinato avrebbe lasciato impronte, preceduto da una serie di cavalli di frisia e prima ancora filo spinato con garitte con le guardie armate. Oggi, come si vede dalla foto sopra, è diventato la “East Side Gallery” in quanto per tutta la sua lunghezza (la parte rimasta in piedi)  il muro è stato ricoperto da coloratissimi disegni a tema con quello che ha rappresentato.

Una di queste “evasioni” è rimasta nella storia in quanto fu proprio un soldato dell’est, che avrebbe dovuto controllare il filo spinato ( il muro in quel punto era in costruzione) che, approfittando di un momento di distrazione dei commilitoni, prese una rincorsa e saltò dall’altra parte e tutta la sequenza del suo salto è stata immortalata da un fotografo. Oggi c’è un monumento a Hans Conrad Schumann a Bernauer Strasse.

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Attraversiamo quindi il centro di questa città da est ad ovest cominciando dalla famosa Alexanderplatz cantata da Milva e Franco Battiato.

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Alexanderplatz è una piazza storica di quella che fu Berlino Est. Oggi è ancora un luogo di incontro per berlinesi e turisti. E’ una piazza anomala nel senso che è come divisa sia da alcuni palazzi, sia dalla metropolitana che qui passa sopraelevata. Alexanderplatz quindi cambia aspetto diventando molto larga e lunga e subito incontriamo la torre della televisione da cui si gode un grandissimo panorama della città; alla sua destra sorge la Marienkirke e poco più avanti a sinistra il Municipio Rosso che per tutta la larghezza della facciata riporta un altorilievo in omaggio alle “Trummenfrauen”  (le donne delle macerie) cioè coloro che durante la seconda guerra mondiale, in mancanza di  uomini praticamente tutti al fronte, spostavano le macerie causate dai bombardamenti alleati per permettere il passaggio dei mezzi lungo le strade.

Il Municipio Rosso
Il Municipio Rosso visto dalla torre della televisione

Proseguendo in direzione ovest Alexanderplatz diventa un piccolo parco alberato (Marx-Engels forum; c’è una statua dei due pensatori) e, fino a poco tempo fa, comprendeva anche lo spazio chiamato Schlossplatz che è il luogo dove esisteva il Castello di Berlino per sei secoli residenza dei Re di Prussia che, nonostante si fosse salvato dai bombardamenti che distrussero Berlino praticamente per intero, fu abbattuto dalle autorità della DDR in quanto “simbolo del militarismo prussiano”. Oggi è in ricostruzione. Siamo già su quella che è chiamata “l’Isola dei Musei” dove si trova anche il Duomo di Berlino. Prima di allontanarci dalla zona, a sud della piazza a meno di un km, c’è il ristorante tipico “Zur Letzen Instantz” che esiste dal 1621 e in cui è conservata una sedia riscaldata dove, si dice, si sedette Napoleone per consumare una cena.

Continuiamo quindi lungo l’Isola dei Musei passando davanti al Duomo che all’interno si presenta ampio e con una forma diversa dalle nostre chiese (ricordo che qui sono sepolti Federico I° Hohenzollern e la moglie Sofia Carlotta di Hannover – sorella di Giorgio che divenne Re del Regno Unito a seguito del “Act of Settlement” stabilito dal Parlamento Inglese….ma lo vedremo meglio quando parlerò di Londra……).

I musei più importanti sono qui. Alte Museum, Bode Museum e soprattutto Pergamon Museum. All’interno del Pergamon Museum sono conservate: La Porta del Mercato di Mileto, L’ Altare di Pergamo e la Porta di Ishtar costruita al tempo di Nabucodonosor è rivestida da maioliche di lapislazzuli e ceramica invetriata.

Porta di Ishtar
Porta di Ishtar
La via Processionale
La via Processionale
Altare di Pergamo
Altare di Pergamo
Porta del Mercato di Mileto
Porta del Mercato di Mileto

Lasciamo quindi l’Isola dei Musei ed entriamo nel quartiere ebraico. Su Oranienburg Strasse si trova la Sinagoga o meglio la facciata in stile moresco di quella che era la Sinagoga di Berlino, la più grande della Germania. Gravemente danneggiata dai bombardamenti alleati fu in seguito demolita dalle autorità della DDR per poi essere ricostruita solo la facciata che oggi è visibile. Un po’ più avanti si trova Grosse Hamburger Strasse una via molto significativa per gli ebrei berlinesi. Qui molte abitazioni hanno, davanti al portone d’ingresso, incastonati nel marciapiede,  dei quadrati di ottone che riportano nomi e date dei deportati nei campi di sterminio. Un palazzo è stato lasciato con tutti i buchi causati dalle pallottole e poco oltre c’è la “casa mancante” un palazzo da cui furono deportate intere famiglie e in seguito abbattuto e non più ricostruito. Attaccate alle pareti dei palazzi limitrofi, ai vari piani, ci sono delle lapidi con i nomi delle famiglie che occupavano gli appartamenti che ora non esistono più. Poco oltre a sinistra c’è il cimitero ebraico. Proprio davanti un monumento ai deportati molto suggestivo che rappresenta gli ebrei inattesa di essere portati via.

Girando l’angolo si può visitare Hackeshe Hofe, un insieme di palazzi collegati da otto cortili tutti decorati con maioliche policrome. Oggi è un mini centro commerciale con negozi e bar.

Hackesche Höfe
Hackesche Höfe. Il primo cortile.

Finiamo la visita del quartiere ebraico passando da Rosenstraße. In questa via furono vissuti momenti di tensione e drammaticità quando centinaia di donne (non ebree) rimasero al freddo di febbraio per svariati giorni chiedendo la liberazione dei propri uomini (ebrei) che erano stati destinati alla deportazione. Gli uomini furono poi liberati ma si ritiene che comunque non sarebbero mai stati deportati vista la loro condizione di coniugi di donne non ebree. Rimane comunque il grande gesto di protesta civile di queste donne che oggi è ricordato con un monumento.

Siamo nuovamente su Alexanderplatz che prende nome dallo Zar Alessandro I Romanov che nel 1805 visitò la città. Cominciamo a percorrere il viale Unter den Linden subito arricchito da costruzioni interessanti dal punto di vista storico: Il palazzo dei Principi Ereditari, la Neue Wache, l’Università Humboldt e Bebelplaz che è la piazza dove il 10 maggio 1933 avvenne il rogo dei libri contrari al regime Nazionalsocialista. Oggi c’è un monumento sotterraneo, una libreria vuota, a ricordo dei libri che non esistono più. Sono riuscito a inquadrarla tutta con il grandangolo della mia Go-Pro:

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Gendarmenmarktplatz invece è una piazza elegantissima con due chiese uguali ai lati della Konzerthaus. Le due chiese furono costruite per volere di Federico I Hohenzollern che ampliò la città oltre il fiume Spree proprio verso la zona dove si erano sistemati gli ugonotti cacciati dalla Francia da Luigi XIV (Il Re Sole) con l’Editto di Fontainebleau che privava i protestanti francesi di molte libertà. In Prussia furono accolti e in seguito in questa piazza fu costruita la loro chiesa. Subito seguita da una uguale per i luterani tedeschi.DCIM102GOPRO

Qui siamo nel quartiere elegante di Berlino con palazzi e negozi di lusso. La zona fa a gara con quella di Kurfurstendamm Strasse che si trova qualche km più a ovest dove c’è il famoso KA.DE.WE. Proseguendo verso sud su Friedrichstraße arriviamo al Checkpoint Charlie che durante il periodo di separazione di Berlino era l’accesso principale alla parte ovest della città. Da qui passavano delegazioni politiche e militari. Oggi è un posto turistico dove ci trovi finti soldati che si fanno fotografare per qualche euro ma per 28 anni è stato uno dei posti “caldi” della guerra “fredda”.

Svoltiamo quindi a destra e arriviamo al museo “Topografia del Terrore” che è una mostra fotografica del periodo del Nazionalsocialismo. La cosa particolare è che questo museo che è una struttura di metallo e vetri si trova proprio sopra le fondamenta di quella che era la sede delle famose SS o Schutzstaffel comandate da Heinrich Himmler. Si possono vedere ancora alcune stanze che facevano parte degli scantinati di questo palazzo. Siamo arrivati in quello che era il centro nevralgico del potere Nazionalsocialista. Poco più a nord c’è Voßstraße dove c’era la Cancelleria del Reich circondata dai principali ministeri. Sotto la Cancelleria, ma si estendeva decine e decine di metri verso nord, c’era il Bunker dell’ultima difesa di Hitler e i suoi fedelissimi. In questa area, dal 16 aprile al 02 maggio 1945, si svolse la parte finale della battaglia di Berlino che vide gli eserciti alleati convergere da est e da ovest e bombardare incessantemente gli uffici del potere Nazionalsocialista. Sotto i bombardamenti Hitler si uccise nel bunker seguito nella morte da molti fedelissimi tra cui Joseph Goebbels, ministro della propaganda del Reich,  che si tolse la vita insieme alla moglie dopo che questa aveva avvelenato tutti e sei i suoi figli. L’intera città era distrutta e soprattutto questa parte in cui fu più facile rimuovere le macerie e ricostruire piuttosto che recuperare quello che restava. Solo il Bunker non fu possibile distruggere. Infatti esiste ancora; non fu possibile distruggerlo perché molto resistente e si optò per sotterrarlo per non farne un luogo di culto da parte dei nostalgici del Nazionalsocialismo. 

Il Nazionalsocialismo era finito ma non erano ancora finiti i disagi per la popolazione che dopo 12 anni di dittatura di Hitler si trovò per altri 45 anni sotto quella comunista. L’unica differenza è che la guerra era finita ma restavano privazioni e divieti e il nuovo “padrone” non era meno spietato del primo. 

Potsdamerplatz che si trova proprio dietro Voßstraße è l’esempio della nuova Berlino nata dalle macerie. Grattacieli di metallo e vetro ne fanno una zona elegante e funzionale. La striscia chiara che si vede nella foto indica dove c’era il muro che la divideva.DCIM102GOPRO

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Poco a nord sorge oggi il Memoriale dell’Olocausto. Una distesa di blocchi di cemento grigi con altezze diseguali addentrandosi tra i quali si perde il senso dell’orientamento. Forse è proprio questo che vuole comunicare il monumento. Non ci sono appigli quando sei schiacciato da un potere forte sia esso di destra o di sinistra.

Proprio di fronte inizia il Tiergarten, il grande polmone verde di Berlino al cui interno si trova anche lo zoo (dove c’era Knut, il famoso orso bianco …..) e poco più a nord c’è il Reichstag con la sua cupola di vetro.

Torniamo un po indietro per visitare la famosa Porta di Brandeburgo che immette alla parte interna del viale Unter den Linden che avevamo prima incontrato dalla parte opposta. Qui c’è l’elegante Parisierplatz

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Di solito lascio liberi i clienti nell’ultimo giorno inserendo visite facoltative come quella al Campo di Concentramento di Sachsenhausen che si trova a circa 35 km a nord di Berlino. Alcuni hanno delle reticenze o delle paure che impediscono loro la visita ma è un posto che deve essere visto per capire la storia. Sachsenhausen Konzentrationslager è stato il più grande campo di concentramento ubicato in Germania. Non entriamo nei dettagli in quanto la vita dentro i campi era sempre la stessa; stesse storie di sofferenza, stesse facce tristi che aspettavano solo la stessa fine. Ognuno pensi e immagini come meglio riesce vedendo le due foto qui di seguito inserite:

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Eye_iris Angolo delle riflessioni:

 

Il rogo dei libri di Bebelplatz fu l’unico nella storia dell’umanità?

La simbologia delle SS (teschi e divise nere) era stata inventata per terrorizzare oppure aveva una radice storica?

I campi di concentramento sono stati una invenzione del Nazionalsocialismo?

 

 

 

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6 Comments

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  1. Berlino era la città dei miei nonni paterni. Mi ha fatto piacere rivederla questa volta attraverso il tuo post. Grazie
    robert

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    • Ciao e grazie. A me piace molto come impostazione di città e per la sua storia. Con storia intendo anche quella antica in quanto sono uno studioso delle famiglie nobiliari europee e in Germania sono nate praticamente tutte quelle che in seguito hanno regnato in ogni stato. E di conseguenza amo la storia e viaggio per lavoro e per poter vedere i posti che ho studiato.

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      • Quella dei miei nonni era una famiglia benestante ma certamente non nobiliare. Una delle tante che, credo fosse il ’32 circa, dovette lasciare la Germania perché avversa al nazionalsocialismo. Attraversarono il lago di Costanza per raggiungere la Svizzera da dove arrivarono poi in Italia. All’epoca mio padre aveva 17 anni. Dopo la guerra avendo conosciuto nel frattempo mia mamma mio padre rimase in Italia mentre il resto della famiglia tornò a Berlino.
        Da qui il mio legame affettivo con questa città.
        ciao, robert

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  2. Bel post, esauriente sotto l’aspetto storico e geografico. Ma dimmi quali sono state, nelle tue tre visite, le tue personalissime impressioni, meglio dire emozioni?
    Le mie sono state contrastanti. Non so se hai letto il breve post che scrissi su Berlino dopo la mia breve visita. Te ne riporto un pezzetto (so che hai poco tempo per leggere…)
    “Di Berlino abbiamo un’idea storica che non esiste più e di cui non trovi quasi più traccia. E aggiungo: per fortuna!
    Il suo fascino non sta nel passato, ma nel suo aver saputo risorgere dalle ceneri.
    Le tracce del passato che trovi sono state lasciate o ristrutturate ad uso e consumo del turista.
    “Svolta”: è la parola più usata a Berlino.
    L’immensità dei luoghi è ciò che subito ti colpisce: le strade larghe circa 70 metri, le piazze grandi come tre campi di calcio, l’enormità dei palazzi moderni, modernissimi, in acciaio e vetro, eleganti, di alta architettura d’avanguardia e che mi hanno ricordato, in certe zone, i quartieri di New York. Il Sony Center ti lascia senza fiato con la sua struttura che sfida le antiche leggi della gravità. Indicatori di diffuso benessere sono poi le facciate degli edifici, i negozi lussuosi dalle vetrine incantevoli, le animazioni notturne consumate all’insegna del buon umore e della certezza che nulla e nessuno può arrecare disturbo.
    …non c’è nessun’altra parte del mondo in cui la storia abbia lasciato ferite tanto profonde, non solo nella fisionomia della città, ma anche nella vita quotidiana della gente. Berlino e i berlinesi hanno dovuto scrollarsi dalle spalle il peso della tragicità della guerra: non è stato e non è ancora facile: c’è pudore e ritrosia del passato, ma la città non ha ceduto alla tentazione di ripiegarsi sui propri drammi, è riuscita a trovare la forza di combattere per il proprio futuro, con l’unificazione e con la cancellazione e lo sradicamento del passato per rimpiazzare ogni singola pietra con nuovi, modernissimi, costosissimi interi quartieri, oggi nuovi riferimenti dell’odierna Berlino.
    Questo, in definitiva, è il suo fascino.”

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  3. Mah….emozione….non saprei.
    Le emozioni me le da il viaggio in sé stesso ed è tutto un insieme fin da quando lo progetto. Come sai io un viaggio lo vedo e lo vivo sotto molti aspetti personali e non e quindi per me l’emozione può anche essere lo stupore di un cliente nel vedere qualcosa che a me non trasmette più la sensazione che magari mi ha trasmesso la prima volta.
    Oppure qualcosa che non ho mai visto prima e che magari ho studiato per anni. In questo caso la sfida per me stesso è capire se sono riuscito ad immaginarla per come poi la vedo.
    Un altro tipo di emozione può essere il sapere di essere nello stesso punto in cui si è svolto un particolare evento oppure è passata in qualche modo la storia. Mi piace studiarla e mi piace rendere gli altri partecipi.
    Inoltre posso dirti che più scavo nella storia più mi rendo conto come questa sia stata scritta ad arte da chi vuole che noi si abbia una impostazione che non ci permetta di porci e di porgere troppe domande a cui non potrebbero rispondere.

    Sono troppo difficili le domande dell’angolo della riflessione?

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    • beh, certo, le emozioni sono note molto personali e ognuno vive (e racconta ) il viaggio a proprio modo.
      A me, ad es e tra l’altro, Berlino ha fatto rabbia. Una grandiosità quasi ostentata, una ricostruzione pomposa e fatta anche coi soldi dell’Europa. vabbè, sono mie personali impressioni.

      Le questions non sono difficili, specie con san google a portata di mano…

      Ho finito da poco di leggere La ladra di libri, ambientato a Berlino e ho letto dei tantissimi roghi di libri durante il nazismo, ben descritti nel libro in questione. E’ incalcolabile il danno che i nazisti fecero alla cultura e all’arte con il loro essere piromani. Comunque no, non è stato l’unico, nè il primo o l’ultimo. Forse uno dei più recenti. I comunisti di roghi di libri ne hanno fatti parecchi in giro per il mondo e la chiesa non ha bruciato solo libri, ma anche altro…

      che voto mi metti nella prima risposta?? Le altre domande ad un’altra volta
      😉

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